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Prezzi per l’energia in forte discesa. In sintesi alcuni dei motivi principali.

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Prezzi per l’energia in forte discesa. In sintesi alcuni dei motivi principali.

Il prezzo del gas da diversi mesi continua ad attestarsi su prezzi quasi dimezzati rispetto alle quotazioni dell’anno precedente, spinto  sia dall’elevato livello di riempimento degli stoccaggi, sia per forti riduzioni di consumi legati a diversi fattori internazionali. In poche parole, l’offerta è maggiore rispetto alla domanda.

Ma scopriamo perché…

 Il clima invernale decisamente mite e l’eccesso di offerta di gas (causato, in quest’ultimo periodo, da una riduzione di richiesta dal continente asiatico per i noti casi pandemici) hanno portato ad un riempimento degli stoccaggi ben oltre la media del periodo, causando a febbraio un calo di prezzo del 37% rispetto a un anno fa e a gennaio addirittura del 41%.

Nello specifico anche le ultime settimane sono state caratterizzate da un ulteriore calo di prezzo di energia (-3,7%) e gas (-6,3%) a causa del livello degli stoccaggi nel nostro Paese e, più in generale, in Europa. Questo fino ad ieri, perché il mercato sta leggermente riprendendo sulle quotazioni dell’energia elettrica con un base Load attestato intorno ai 50 euro a Mwh.  

Siamo quindi di fronte ad una situazione di debolezza del mercato del gas derivante da un forte squilibrio tra domanda ed offerta. L’Europa non è più in grado di assorbire gli eccessi d’offerta, provenienti soprattutto dagli Stati Uniti. Questo eccesso di offerta ha spinto al ribasso i prezzi rendendo poco conveniente anche la rivendita dei carichi a terzi. Il riscaldamento globale non ha sicuramente contribuito alla ripresa del mercato e infatti in molti paesi a causa dell’inverno mite non è stato necessario consumare grandi quantità di gas. Con l’arrivo delle stagioni più calde un ulteriore stoccaggio sarà ancora meno probabile.

Gli operatori in molti casi non possono evitare di estrarre il gas insieme al petrolio e, per non pagarne la lavorazione ed il trasporto, preferiscono bruciarlo attraverso il flaring, una pratica molto inquinante che genera l’iconica fiammata sopra le torri petrolifere.

A questo si stanno aggiungendo le difficoltà sui mercati finanziari dove molte banche internazionali hanno scommesso su rialzi del petrolio a titolo speculativo e tali scommesse si stanno rivelando un boomerang con effetti lampanti sulle Borse Internazionali. L’effetto Coronavirus risulta quindi essere solo una minima causa delle perdite economiche potenziali che speriamo non avvengano. 

 

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